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I trattamenti canalari, meglio conosciuti come “devitalizzazioni”, vengono eseguiti da decenni negli studi dentistici di tutto il mondo e sono spesso essenziali per mantenere la dentizione naturale. 

Nonostante i progressi fatti nell’ambito endodontico, i tassi di successo delle terapie sembrano essere sostanzialmente invariati negli ultimi 50 anni, mostrando un’inevitabile percentuale di fallimenti a distanza.

Oggi potrebbero esserci sostanziali miglioramenti della percentuale di successo grazie alle opportunità offerte dall’uso delle cellule staminali.

Staminali mesenchimali

Dagli Stati Uniti arriva la notizia che l’isolamento di determinate cellule staminali mesenchimali (MSC) nei tessuti dentali potrebbe costituire un passo avanti anche in questo settore.
Fino a qualche tempo fa solo un limitato gruppo di soggetti risultava idoneo alla terapia endodontica rigenerativa della polpa (apecificazione e apicegenesi).

Questo gruppo era composto dagli adolescenti con ampio forame apicale. 

Più specificamente, la maggior parte di questi denti era anteriore monoradicolata (spesso con una storia di traumi) o al massimo premolare. 
Questa limitazione ha fatto si che solo lo 0,1% dei casi sia stato trattato con questa nuova tecnica.

I ricercatori si sono posti quindi l’obbiettivo di estendere la gamma dei trattamenti rigenerativi a un pool maggiore di pazienti anche nei casi di minori dimensioni apicali (forami apicali maturi) e di denti pluriradicolati con anatomia pulpare più complessa. 

Recentemente si è dimostrato, con studi su cani beagle, che anche chi presenta forame apicale di piccole dimensioni può essere idoneo per il trattamento di rigenerazione pulpare, anche se in presenza di condizioni specifiche. 

Oggi esistono due strategie nettamente differenti riguardanti le cellule staminali per ottenere la riparazione e/o la rigenerazione dei tessuti danneggiati:

La prima tecnica prevede l’approccio acellulare in situ con il quale si procede alla stimolazione delle cellule staminali e a rimodulare la loro attività:

Nella seconda metodologia si predilige l’approccio cellulare costituito dalla cultura cellulare ex vivo e l’uso di cellule staminali in ingegneria tissutale nella cultura.

Conseguenze delle nuove terapie rigenerative

Alcuni aspetti legati alla terapia canalare dovranno cambiare, in caso di utilizzo della terapia rigenerativa.

Recenti studi hanno dimostrato che la pasta antibiotica utilizzata come medicazione antimicrobica nei trattamenti canalari può essere altamente tossica per le cellule staminali del forame apicale. 
Secondo questi autori l’idrossido di calcio risulta essere più favorevole per la sopravvivenza delle cellule staminali rispetto alla pasta antibiotica duale e tripla.

Allo stesso modo la ricerca sistematica ha indicato che la clorexidina è tossica per le cellule staminali e, quindi, questo irrigante non dovrebbe essere utilizzato nella terapia rigenerativa. 
L’uso di EDTA ( acido etildiamminotetracetico) viene invece raccomandato dopo la disinfezione.

I risultati della ricerca hanno evidenziato che l’EDTA promuove la differenziazione delle cellule staminali della polpa dentale in odontoblasti con conseguente deposizione di tessuti duri. 
Altri studi hanno evidenziato, su base radiografica, che i casi di rigenerazione pulpare hanno rivelato anche un aumentato spessore della parete radicolare e l’allungamento della radice.

In conclusione, anche se fino ad oggi gli studi sulla rigenerazione dei tessuti danneggiati della polpa dentale sembrano procedere ancora con un approccio empirico, sembra che le opportunità in questo campo abbiano il potenziale per portare a cambiamenti significativi nella terapia endodontica nel futuro prossimo.

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Questo articolo è stato scritto da Lo Staff di Adec

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